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progetto di arte terapia in sostegno dei giovani orfani e profughi
in bosnia-herzegovina
Dell'attuale situazione sociale e politica in Bosnia-Herzegovina nessun mass media ormai parla più, ma i problemi enormi e di varia natura che i bosniaci si trovano ad affrontare, dopo una guerra cruenta arrivata al culmine con il genocidio di Srebrenica dell'11 luglio 1995, sono reali e terribili.
Sono passati undici anni dalla fine del conflitto, ma la Bosnia resta un paese poverissimo, con il 40% di disoccupati, socialmente e politicamente instabile a causa della divisione etnica resa istituzionale con la divisione dei governi delle amministrazioni locali, istituzionalizzazione politica nata con qli accordi di Dayton.
Oggi l'instabilità politica ed economica crea grande sfiducia tra la popolazione e impedisce gli investimenti locali e stranieri: nessuno che abbia un po' di buon senso in Bosnia può in questo momento investire o sperare nel futuro. La maggior parte degli intellettuali, artisti o professionisti bosniaci vive all'estero, insieme a centinaia di migliaia di persone rifugiatisi fuori dalla Bosnia scampando ai massacri durante la guerra, che non sono mai rientrati di fronte alla prospettiva di non potersi assicurare la sopravvivenza. All'interno della Bosnia stessa i profughi sono ancora migliaia, i quali vivono di un misero sussidio mensile, in campi profughi isolati dai villaggi e dalle città, fatti di strade di fango e spesso senza acqua corrente nelle case, che nel migliore dei casi sono prefabbricati di carton gesso.
Molte OENG internazionali hanno hanno smesso i progetti di aiuto, e le poche associazioni che continuano ad avere un legame di scambio e di sostegno con il popolo bosniaco sono quelle di volontariato. Ci sono molti italiani, che lontano dalle luci dei riflettori e dalle vetrine dei buoni, vanno tutt'ora spesso in Bosnia con le proprie auto. Viaggiano per 2000 km anche molte volte durante l'anno: portano soldi per il sostegno degli orfani di cui da anni si prendono cura materialmente e psicologicamente, andando a trovarli, scrivendo loro e spesso portandoli in Italia.
Dobbiamo tentare di immaginare un paese in cui le persone tutte, nessuno escluso, devono inevitabilmente fare ancora i conti con ciò che i massacri hanno lasciato loro interiormente e nel tessuto sociale. La Bosnia è ancora una ferita aperta: quasi tutte le madri, le mogli, le sorelle e le figlie dei 10.000 mila uomini e bambini massacrati a Srebrenica sono ancora profughe. I maggiori responsabili di quel massacro sono ancora liberi e la maggior parte delle ossa degli uccisi non sono ancora state restituite ai loro cari perché nascoste in fosse comuni che non sono state trovate. Il mancato arresto dei responsabili significa per migliaia di donne sentirsi tradite e abbandonate una seconda volta (la prima è stata quando l'ONU doveva proteggere la popolazione di Srebrenica e invece se ne andò lasciando la gente in mano ai carnefici); e per i parenti dei defunti, non avere un corpo da seppellire significa non poter elaborare il lutto e restare paralizzati in un dolore straziante e sordo, difficilmente conoscibile per chi non ha mai vissuto un'esperienza così. Uno degli obiettivi di questo progetto è creare un laboratorio di arte terapia rivolto ai bambini e agli adolescenti della città di Srebrenica in collaborazione con le associazioni che già operano in quel territorio.
Un fenomeno conseguente alle fratture sociali provocate dalla guerra è rappresentato dai bambini abbandonati o vittime di abusi e ospiti degli orfanotrofi. Successivamente alla guerra il numero dei bambini ospitati nell'orfanotrofio della città di Tuzla è più che raddoppiato, molti sono ormai adolescenti e i familiari sono stati uccisi durante il conflitto. I traumi di guerra hanno generano negli adulti stress post traumatici duraturi che si manifestano con alcolismo, violenza domestica, incapacità di farsi carico della responsabilità di sé e dei familiari. Ma non solo, una volta se un genitore non era in grado di farsi carico dei propri figli o un bambino restava orfano, c'era sempre una zia o un nonno che sostituiva i genitori e si prendeva carico del bambino. Adesso non è più così, quasi tutte le famiglie bosniache hanno perso familiari stretti, zie, zii, nonni dei bambini orfani in molti casi non esistono più o se ci sono hanno gravi problemi economici o psicologici.
le condizioni psicologiche dei giovani orfani, vittime di abuso o profughi
Essere orfani o profughi in un paese con poche attuali prospettive per un domani migliore vuol dire non avere speranza per il proprio futuro, sentirsi impotenti e bloccati nell'inerzia, i più grandi dicono di sperare solo di poter emigrare appena raggiunta la maggiore età. E invece la Bosnia-Herzegovina ha bisogno che le nuove generazioni elaborino i lutti e l'orrore della guerra e siano capaci di superare l'odio e la sete di vendetta, necessita di giovani che abbiano la forza di ricominciare, investendo le proprie energie e risorse creative nel ricostruire attivamente un paese pieno di cultura e umanità che la guerra ha straziato.
L'intento di questo progetto è di dare un sostegno agli adolescenti orfani e ai ragazzi profughi per attingere alle proprie risorse interiori e non rinunciare ad abitare il proprio paese, ma ad investirvi le proprie energie. Questo comporta prima di tutto riuscire ad avere fiducia e credere in se stessi, e per un ragazzo/a abbandonato o vittima di violenza per poter riconoscere e investire le proprie risorse è necessario fare un percorso di aiuto sul piano psicologico, che lo accompagni in un processo di elaborazione del proprio vissuto traumatico. Con simili storie di vita, in un paese traumatizzato dalla guerra, per creare la forza di credere in se stessi e nelle proprie risorse è necessario essere aiutati a superare il proprio senso di umiliazione, la propria rabbia, il sentirsi inadeguati e impotenti, tutti vissuti che dopo le esperienze traumatiche governano stabilmente la modalità con cui le vittime percepiscono se stesse. Ma per rendere possibile un simile percorso di trasformazione interiore è necessario un lavoro condotto da adulti che siano adeguatamente formati professionalmente, oltre ad avere le doti umane di sensibilità e rispetto indispensabili in questi casi.
la funzione dell'arte terapia
Il progetto di un laboratorio di arte terapia che qui proponiamo, ha lo scopo di offrire ai ragazzi/e un spazio protetto e sicuro all'interno del quale poter dar vita ad un percorso di elaborazione e trasformazione dei vissuti traumatici attraverso l'uso dei materiali artistici. Il setting di gruppo qui proposto, ha la caratteristica di offrire ai ragazzi/e un ambiente neutro, in cui essi possano esprimere i propri sentimenti e vissuti trovando uno spazio d'ascolto e di condivisione privo di giudizio.
La modalità espressivo creativa è un mezzo utilizzato ormai da moltissimi anni, soprattutto nei paesi anglosassoni, e di cui è ampiamente riconosciuta l'efficacia nel trattamento dei traumi psichici. Esso offre la possibilità di utilizzare uno strumento non verbale di espressione di sé, approccio che ha la qualità di essere più vicino alla sensibilità e al mondo interno del bambino e dell'adolescente di quanto lo siano le parole. Attraverso la rappresentazione essi esprimono più facilmente sentimenti come la rabbia e il risentimento, emozioni che in una forma simbolica diventa più facile riconoscere, elaborare e trasformare in modo creativo.
Disegnare, dipingere o modellare la creta permette di esprimere vissuti troppo dolorosi per poter essere definiti e comunicati con le parole, e allo stesso tempo le immagini consentono di creare una certa distanza da essi. Un oggetto creativo nasce dal mondo interno del suo creatore e prende forma attraverso le sue mani, ma è anche allo stesso tempo qualcosa che sta fuori di lui e in una dimensione nella quale può essere visto, pensato, osservato nelle sue qualità e condiviso. Gli aspetti simbolici osservati nella rappresentazione permettono di essere ricondotti ai vissuti dell'esperienza traumatica e di coglierne aspetti nuovi e fin'ora sconosciuti; pensare il proprio vissuto attraverso un linguaggio simbolico consente di dare un contenimento e una forma a ciò che era troppo terribile per essere espresso in modo diretto e di trovare strumenti per dialogare con i vissuti indicibili avviando un processo di trasformazione interiore.
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Ricreare Senso di Sicurezza, Coesione e Autostima
obiettivi del progetto di arte terapia:
1. Creare un ambiente rassicurante, basato sulla fiducia e privo di giudizio, che faciliti l’espressione di sentimenti e la condivisione con gli altri, rompendo il senso di isolamento conseguente ai vissuti traumatici.
2. Offrire a ragazzi/e uno spazio espressivo e creativo in cui investire le energie in senso costruttivo, elaborare attraverso la rappresentazione le proprie emozioni aumentando la consapevolezza di sé come sostegno dell’identità personale.
3. Creare un’esperienza di socializzazione nuova, basata sull’ascolto e il rispetto reciproco e in alternativa alle dinamiche createsi nel contesto del campo profughi o dell’orfanotrofio.
4. Sostenere le modalità e lo stile espressivo personali, lavoro sulla stima di sé, sostegno alla comunicazione e al consolidamento della fiducia in sé e negli altri.
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attuazione del progetto
I laboratori di arte terapia sono iniziati nel settembre 2007, sono tutt'ora in corso e vengono condotti all'interno dell'orfanatrofio di Tuzla. Coinvolgono 15 adolescenti e 15 bambini di età compresa fra i 5 e gli 8 anni.
Altri laboratori sono in programma nelle città di Bratunaz e Srebrenica, rivolti ad adolescenti e giovani, in collaborazione con le associazioni locali.
curriculum dell'arte terapeuta autrice del progetto
Anna Cristina Scaramella, artista, arte terapeuta diplomata presso Art Therapy Italiana, iscritta albo A.P.I.A.RT, diploma universitario in Art Psycotherapist presso il Goldsmiths University of London, coordinatore A.T.I. regione Toscana.
Lavora in ambito pubblico e privato con adulti, adolescenti e bambini, conducendo percorsi terapeutici di gruppo e individuali. Nell’ambito istituzionale ha avuto esperienze soprattutto in ambito psichiatrico e con adolescenti a rischio. Opera da diversi anni nell’ambito della formazione, in Italia presso la Libera Accademia di Belle Arti di Firenze, la Florence University of the Arts e in Cooperative Sociali. Ha lavorato in progetti di formazione per operatori sociali e psicologi in Russia, in collaborazione con il Museo di Arte e Storia di S. Pietroburgo; e con l’associazione americana Art Reach al trattamento di traumi di guerra nelle scuole del comune di Tuzla, in Bosnia-Herzegovina.
Ha collaborato con l’associazione Tuzlanska Amica ad un progetto di sostegno psicologico ad un gruppo di adolescenti profughi, attuato nel luglio 2006.
Attualmente vive e lavora a Tuzla dove collabora con l’orfanotrofio, e con associazioni che operano nei territori circostanti (Bratunaz, Srebrenica, Gradac’aca) con le quali conduce percorsi di arte terapia rivolti a bambini, adolescenti e giovani.
pubblicazioni sull’esperienza di lavoro in bosnia:
Arte therapia e traumi di guerra, su Rivista di Psicosintesi Terapeutica VI, Settembre 2005, SIPT, Firenze.
Il coraggio di sopravvivere, su D.E.P. n° IV, 2006, sito web dell’ Università Ca' Foscari (Venezia). http://www.unive.it/nqcontent.cfm?a_id=21724
DONAZIONI
È possibile inviare donazioni a sostegno del progetto, richiedendo all'ufficio postale un modulo per versamenti su postapay e riempire tale modulo indicando il numero: 4023 6004 2525 2857. Comunicare l'avvenuta donazione scrivendo il vostro nome e cognome all'indirizzo: hannahscaramella@gmail.com
o ai numeri telefonici: 00387 62978057 - 349 7224870 (Anna Cristina Scaramella)
Non è necessario indicare la cifra della donazione, che è A TOTALE DISCREZIONE DEL DONATORE.
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